Macchine Agricole: come essere in regola con la formazione

Vuoi sapere quali attrezzature da lavoro hanno bisogno di un patentino per la conduzione? Vuoi sapere entro quando hai tempo per metterti in regola?

Le attrezzature/macchine agricole per le quali è richiesta una specifica abilitazione (Accordo Stato Regioni n° 53 del 22 febbraio 2012), utilizzate dai lavoratori del settore agricolo o forestale sono:

  • piattaforme di lavoro mobili elevabili;
  • gru a torre;
  • gru mobile;
  • gru per autocarro;
  • carrelli elevatori semoventi con conducente a bordo (carrelli semoventi a braccio telescopico; carrelli industriali semoventi; carrelli/sollevatori/elevatori semoventi telescopici rotativi);
  • trattori agricoli o forestali;
  • macchine movimento terra (escavatori idraulici, con massa operativa maggiore di 6000 kg; escavatori a fune; pale caricatrici frontali, con massa operativa maggiore di 4500 kg; terne; autoribaltabile a cingoli, con massa operativa maggiore di 4500 kg);
  • pompa per calcestruzzo.

 

Riguardo ai termini per essere in regola, il Decreto Milleproroghe 2016, ha prorogato le precedenti scadenze solo per il comparto agricolo o forestale, fissando:

  • al 31/12/2018, l’obbligo di aggiornamento per i lavoratori in possesso, alla data di entrata in vigore del presente accordo, di un’esperienza documentata almeno pari a 2 anni. Coloro che, pur avendo il requisito per l’aggiornamento, non hanno ottemperato alla previsione di legge hanno l’obbligo di formazione completa;
  • al 31/12/2019, l’obbligo di svolgere:
    1. la formazione completa per tutti gli operatori incaricati anteriormente al 31/12/2017 e mai formati;
    2. l’aggiornamento per tutti gli operatori che hanno frequentato anteriormente al 31/12/2017 corsi di durata complessiva inferiore a quella prevista dall’accordo del 22 febbraio 2012;
  • al 31/12/2022, l’obbligo di aggiornamento per tutti gli operatori che hanno frequentato corsi di durata complessiva non inferiore a quella prevista dall’accordo del 22 febbraio 2012.

 

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Il controllo funzionale e la regolazione delle irroratrici

Il controllo funzionale e la regolazione delle irroratrici

PERCHé EFFETTUARE IL CONTROLLO FUNZIONALE DELL’ATOMIZZATORE?

Per controllo funzionale si intende l’insieme delle verifiche e controlli eseguiti con l’ausilio di apposita attrezzatura e seguendo uno specifico protocollo di prova per valutare la corretta funzionalità dei componenti di una macchina irroratrice. Una macchina irroratrice funzionale (e ben regolata) consente considerevoli risparmi di prodotto fitosanitario (e quindi di denaro), di tempo (grazie alla riduzione dei volumi impiegati) e di distribuire con precisione i volumi e le quantità di prodotto desiderati; di evitare indesiderate forme di inquinamento ambientale che si traduce, anche, in una maggiore sicurezza per l’operatore.

 

Controllo funzionale macchine irroratrici

 

CHI LO DEVE EFFETTUARE

Il Decreto Legislativo n. 150 del 14/08/2012 stabilisce che tutte le attrezzature per la distribuzione di prodotti fitosanitari impiegate da operatori professionali devono essere sottoposte almeno una volta ogni cinque anni fino a dicembre 2020.

Le attrezzature nuove acquistate dopo il 26/11/2011 dovranno essere sottoposte al primo controllo funzionale entro 5 anni dalla data del loro acquisto.

Per le attrezzature destinate ad attività in conto terzi l’intervallo tra i controlli successivi non deve superare i due anni. Le attrezzature nuove sono sottoposte al primo controllo funzionale entro 2 anni dalla data di acquisto.

COME POSSO CAPIRE SE LA MIA IRRORATRICE SUPERA IL CONTROLLO

L’agricoltore, dopo aver richiesto a Conte Srl di sottoporre la propria irroratrice al controllo funzionale, si deve presentare presso la nostra sede di Galatina nel giorno stabilito con la macchina irroratrice pulita in ogni suo componente e con il trattore che viene normalmente utilizzato per i trattamenti fitosanitari in azienda. È opportuno che l’agricoltore prima di sottoporre la propria irroratrice al controllo funzionale faccia una verifica della funzionalità dei suoi principali componenti. Di seguito si riporta l’elenco dei principali controlli effettuati su una macchina irroratrice:

• Serbatoio principale: tenuta e capacità di agitazione della miscela fitoiatrica
• Pompa principale: funzionalità e assenza di perdite
• Scala di lettura del liquido: presenza e leggibilità
• Manometro: presenza, funzionalità e adeguatezza della scala di lettura alla pressione di esercizio
• Sistema di regolazione: funzionalità
• Sistema di filtrazione: presenza di almeno 1 filtro e funzionalità
• Tubazioni: tenuta alla pressione di esercizio massima
• Barra di distribuzione (solo barre irroratrici): orizzontalità, simmetria sx-dx
• Ugelli: uniformità della portata lungo la barra nel caso delle barre irroratrici e uniformità della portata tra lato sinistro e destro nel caso degli atomizzatori.
• Uniformità di distribuzione: diagramma di distribuzione

 

LA TARATURA E’ OBBLIGATORIA?

La regolazione (anche comunemente detta “taratura”) è un’operazione che può essere eseguita anche dall’utilizzatore della macchina, il quale deve essere in grado di svolgerla seguendo le istruzioni del manuale di uso e manutenzione. La “regolazione” è cosa diversa dal “controllo funzionale”. Per “regolazione”  s’intende l’adattamento delle modalità di utilizzo di una macchina irroratrice alle specifiche realtà colturali aziendali. In sostanza, mentre il controllo funzionale viene effettuato da centri specializzati riconosciuti dalle Regioni e Province Autonome, per la regolazione sarà necessario che siano gli operatori stessi a provvedere autonomamente.

 

TARIFFE

Contributo spese per attività di controllo funzionale macchina irroratrice € 100,00

SANZIONI 

L’utilizzatore che non sottopone le attrezzature ai controlli funzionali periodici è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500,00 a 2.000,00 €.

 

 

controllo funzionale irroratori contesrl

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Sicurezza sul lavoro – Medico Competente e assistenza sanitaria

Sicurezza sul lavoro – Medico Competente e assistenza sanitaria

Stai cercando un medico competente?

Per maggiori informazioni Telefono 0836/568179  mail: info@contesrl.it

La nostra consulenza per la nomina del medico competente è disponibile su tutto il territorio nazionale.

 

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L’assistenza sanitaria per i lavoratori

Nelle aziende in cui viene impiegato un certo numero di lavoratori è richiesta la presenza del medico competente, il quale viene nominato dal datore di lavoro allo scopo di svolgere un’attività di sorveglianza sanitaria e di prestare collaborazione a questi in occasione della valutazione dei rischi.

La funzione di medico competente è esercitata soltanto da persone in possesso di una delle seguenti competenze:

  • oltre alla laurea in medicina è necessaria la specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori oppure in medicina legale;
  • comprovato periodo di insegnamento in qualità di docente in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori o in tossicologia industriale, igiene industriale, fisiologia e igiene del lavoro, clinica del lavoro;
  • aver svolto il ruolo di medico del lavoro all’interno di uno dei corpi delle Forze armate.

I medici che possono svolgere questo ruolo aziendale sono inseriti nell’elenco dei medici competenti tenuto presso il Ministero della salute, e sono obbligati a partecipare al programma di educazione continua in medicina.

L’attività di medico competente può essere prestata da un professionista esterno, cioè non alle dipendenze dirette del datore di lavoro, bensì alle dipendenze di un’azienda o una struttura esterna pubblica o privata, oppure in qualità di libero professionista. In caso contrario si tratterà di un medico che decide di essere un dipendente del datore di lavoro.

E’ obbligo del datore di lavoro fornire al medico competente una struttura idonea ed attrezzata per lo svolgimento del proprio incarico, senza poter dare delle direttive e senza alcuna interferenza lavorativa. Inoltre in alcuni casi particolari, il medico può disporre che un lavoratore si a sottoposto a visite specialistiche e ad accertamenti diagnostici per i quali il datore di lavoro deve sopportare i costi.

In alcuni casi previsti dalla legge o su richiesta dei lavoratori nelle ipotesi di necessità relative alla presenza di rischi lavorativi, il medico competente compie attività di sorveglianza sanitaria.

Questa attività riguarda tutta una serie di visite che il medico effettua nei confronti: dei futuri lavoratori (visita preventiva); dei lavoratori già avviati, con una precisa periodicità al fine di valutare il loro stato di salute e le conseguenze su di essi in seguito ad esposizione a particolari rischi (visita medica periodica); del singolo lavoratore qualora sia lo stesso lavoratore a farne richiesta e se il medico dichiari l’opportunità di effettuare la visita in relazione all’attività lavorativa svolta (visita su richiesta); dei lavoratori che cambiano attività o mansione per accertarne l’idoneità alla nuova destinazione (visita per cambio mansione); del lavoratore che rientra al lavoro dopo un’assenza per malattia per un periodo superiore ai 60 giorni continuativi, per attestarne l’attitudine fisica alla riassunzione della mansione (visita per ripresa del lavoro). A queste si aggiungono gli accertamenti clinici totalmente a carico del datore di lavoro, che sono resi necessari sulla base di una valutazione del medico che riguarda i rischi presenti in azienda.

L’organo medico, dopo aver effettuato le predette visite, compie una valutazione sullo stato psico-fisico del lavoratore che sfocia in un giudizio che può essere: di piena idoneità, di idoneità parziale o temporale oppure di inidoneità totale o parziale.

Contro il giudizio del medico competente, un lavoratore può sempre presentare un ricorso all’organo di vigilanza competente per territorio, entro 30 giorni dalla comunicazione del giudizio.

Se non ci sono ostacoli, il datore di lavoro si attiene al giudizio del medico competente e adotta le eventuali misure che consentono al lavoratore di svolgere la propria attività con la minor esposizione ai rischi possibile, eventualmente anche destinando il lavoratore ad altre attività e mantenendo lo stesso trattamento economico.

Fonte: Anfos.it

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Sicurezza sul Lavoro – DVR Documento di Valutazione Rischi

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Prezzo documento DVR a partire da € 250,00 

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Il D. Lgs. 81 del 2008 stabilisce che è il datore di lavoro la persona incaricata ad individuare tutti i probabili fattori di rischio presenti nella propria azienda. Quest’ultimo puo affidarsi ad un consulente esperto e qualificato.

La valutazione dei rischi deriva da un’attenta analisi che l’imprenditore effettua insieme ad altre importantissime figure aziendali: il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione ( RSPP ) e, se previsto per legge, il medico competente, dopo aver richiesto il parere del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza ( RLS ).
Solo al termine di questa procedura viene elaborato un importante documento che ha valore certificativo: il Documento Valutazione dei Rischi.

La legge specifica che il documento deve essere suddiviso in tre parti e dovrà individuare:

• un elenco di tutto ciò che è stato valutato rischioso per la sicurezza e per la salute;
• una serie di strumenti e di criteri di prevenzione sulla base delle valutazioni sui rischi compiute in precedenza, per fornire mezzi di protezione e misure di informazione al personale;
• un insieme di misure idonee a garantire ai lavoratori una sempre maggiore tutela, attraverso un continuo aggiornamento dei dispositivi di sicurezza.

La valutazione dei rischi è importante anche perché permette di compiere una dettagliata catalogazione di tutti i pericoli che i lavoratori possono incontrare mentre svolgono un lavoro in azienda, anche quello che apparentemente può sembrare il più innocuo perché non comporta l’utilizzo di grossi macchinari o perché non richiede, ad esempio, di salire su scale o impalcature.

Le fonti di rischio vengono perciò comprese in cinque categorie:

1. Rischi Generici: sono i più comuni e di solito riguardano gli ambienti di lavoro (strutture), gli impianti elettrici, oppure attrezzature o macchinari;

2. Rischi Ergonomici: richiedono di adottare delle posizioni di lavoro poco opportune non solo per un lungo periodo, ma anche per breve tempo. Riguardano anche i lavori che si svolgono di fronte a videoterminali in modo sistematico o abituale;

3. Rischi Specifici: appartengono in modo esclusivo al processo produttivo di riferimento, cioè settori particolari dell’azienda in cui vengono utilizzati materiali specifici o in cui vengono eseguite lavorazioni particolari. E’ il caso dei prodotti chimici (gas, vapore, liquidi) e dei lavori eseguiti in presenza di rumori, vibrazioni e radiazioni.

4. Rischi di Processo: sono quei rischi che prevedono elevate possibilità di incidenti o malfunzionamenti di ordinari processi lavorativi. Solitamente riguardano il pericolo di incendio, di esplosione, di propagazione di energia termica e di emissione di sostanze tossiche oltre il limite consentito.

5. Rischi Organizzativi: si intendono tutti quei rischi che derivano dai errori compiuti
dal personale di un’azienda, quindi da chi ricopre dei ruoli di responsabilità per tutelare la propria e l’altrui integrità fisica. Lavoratori poco professionali o non sufficientemente addestrati, superficialità nello svolgimento delle mansioni, approssimazione nell’esecuzione delle verifiche e nel controllo degli standards di sicurezza, possono dare luogo ad incidenti di un certo rilievo.

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QUALI SONO LE SANZIONI IN CASO DI MANCATA ELABORAZIONE DEL DVR?

Innanzitutto va segnalato che esistono diversi enti preposti a diversi tipi di controlli che possono richiedere di visionare il DVR, quali per esempio l’ASL, l’INPS, l’INAIL, piuttosto che i Vigli del Fuoco e che possono addebitare sanzioni cha vanno da un minimo di 3.000 fino ad un massimo di 15.000 Euro di ammenda al datore di Lavoro e pene detentive fino a otto mesi.
Inoltre la mancata redazione del DVR, se reiterata, può comportare anche la sospensione dell’attività imprenditoriale.

In conclusione si può quindi affermare che l’elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi risulta oggi un obbligo per le aziende italiane, rivolto a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori e l’adempimento della conformità legislativa; è pensato per essere un documento dinamico e interattivo che deve rispecchiare le reali particolarità specifiche dell’azienda, evidenziando da un lato le criticità e le relative misure di miglioramento, e dall’altro le esposizioni ai rischi effettivamente presenti nel contesto lavorativo.

QUANDO DEVE ESSERE AGGIORNATO IL DVR?

In caso di costituzione di nuova impresa il DVR va elaborato entro 90 giorni dalla data di inizio attività, e periodicamente rivisto (convenzionalmente ogni tre anni), soprattutto in occasione di significative modifiche al processo produttivo, che possano avere ricaduta sulle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, piuttosto che in seguito ad infortuni che possano far pensare ad inadeguatezza delle misure o se i risultati della sorveglianza sanitaria evidenziano problemi o carenze.

La rivalutazione del documento debba essere effettuata qualora intervengano:

  • significative modifiche dell’organizzazione aziendale (acquisto di nuovi strumenti o macchinari, ristrutturazioni, traslochi, cambiamenti organizzativi);
  • in caso di importanti infortuni o malattie professionali;
  • se gli esiti della sorveglianza sanitaria ne diano indicazioni;
  • in caso di nuove nomine all’interno dell’organigramma della sicurezza;
  • in caso di aggiornamenti normativi che ne implichino una revisione.

Un’importante novità legislativa è sopraggiunta poi nel 2013, anno in cui è stata eliminata la possibilità per le aziende fino a 10 dipendenti (come precedentemente previsto dal comma 5 dello stesso art 29) di potersi avvalere dell’autocertificazione di aver effettuato la valutazione; a far data dal 01 luglio 2013 anche tali aziende sono tenute ad avere un DVR completo, elaborato mediante l’utilizzo di procedure standardizzate.

 

Fonte: Anfos.it

Sicurezza sul Lavoro – Datore di lavoro

Sicurezza sul Lavoro – Datore di lavoro

Adempimenti per la sicurezza: obblighi del Datore di lavoro  

DEVI ADEGUARE LA TUA AZIENDA AL D.LGS 81 O CERCHI UN CORSO ?Per maggiori informazioni sui corsi e servizi offerti  Telefono 0836/568179  mail: info@contesrl.it

Il D.Lgs. 81/2008 e le novità introdotte dal D.Lgs. 106/2009 hanno accolto molti concetti già specificati all’interno della legge 626/1994. Si tratta di tutti quegli articoli che si basano sulla prevenzione del rischio in azienda e che di conseguenza implicano la partecipazione del datore di lavoro e dei lavoratori nell’adozione degli adempimenti e misure di prevenzione e protezione per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

All’interno di un’azienda, quindi, la prima figura incaricata di garantire la sicurezza sul lavoro e sulla quale ricade appunto l’obbligo del mantenimento dei livelli della stessa è il datore di lavoro. Questo soggetto deve assolvere agli adempimenti previsti, ha quindi l’obbligo di evitare che probabili e possibili pericoli dovuti all’esercizio della sua attività, possano tradursi in rischi per i lavoratori che vengono assunti per il compimento di tale attività, i quali però non decidono i criteri per portarla a termine, poiché il potere organizzativo spetta solo al datore di lavoro.

Il datore di lavoro, cioè, organizza l’attività di impresa per portare a termine il lavoro che dovranno svolgere i dipendenti, i quali si devono attenere a quanto viene loro richiesto, ma nel fare questo il datore di lavoro ha l’obbligo di salvaguardare l’integrità psicofisica dei lavoratori eliminando o cercando di ridurre al massimo i rischi che possono procurare dei danni a questi soggetti.

Al datore di lavoro sono equiparati i dirigenti ed i preposti che organizzano tutte le attività svolte dai lavoratori, per i quali il Testo Unico in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro stabilisce che essi oltre ad adottare tutte le misure di sicurezza necessarie per la tutela dei dipendenti, devono anche informare gli stessi sui rischi specifici cui sono esposti, devono insegnare le norme fondamentali di prevenzione e devono addestrare i lavoratori all’utilizzo corretto dei mezzi e degli strumenti di protezione.

Il datore di lavoro, in virtù di queste sue responsabilità deve anche adempiere agli obblighi che gli impongono di mettere nelle condizioni il lavoratore di utilizzare macchinari, utensili e strumentazioni che non presentino nessun rischio per la salute e l’integrità. A questo si affianca anche l’obbligo di informare e formare i dipendenti circa i pericoli che possono derivare da un utilizzo non idoneo dei macchinari e degli utensili. A tal proposito, recentemente il D.Lgs. 106/2009, rispetto al D.Lgs. 81/2008, ha previsto delle sanzioni penali più pesanti per la violazione di questi obblighi.

Oltre al dovere di informare, al datore di lavoro viene anche attribuito il compito di vigilare e verificare il rispetto da parte dei lavoratori delle norme antinfortunistiche. Per cui quello del datore di lavoro è un duplice ruolo, da un lato deve garantire una corretta informazione ed un esatto addestramento, dall’altro deve osservare attentamente che quanto insegnato sia poi messo in pratica dai suoi lavoratori.

Tra gli adempimenti sulla sicurezza sul lavoro, un importante compito che spetta al datore di lavoro è la valutazione dei rischi inerenti la sicurezza e la salute dei lavoratori, attraverso la quale viene redatto successivamente il Documento per la Valutazione dei Rischi (DVR), che rappresenta un’importante attestazione di tutte le misure di prevenzione e protezione che sono state adottate all’interno dell’azienda per migliorare i livelli di sicurezza.

 

Fonte: Anfos.it

 

 

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Come gestire i rifiuti speciali nelle aziende agricole

Come gestire i rifiuti speciali nelle aziende agricole

In questo articolo verrà spigato come gestire i rifiuti speciali nelle aziende agricole.

La norma di riferimento per la gestione dei rifiuti è il dlgs. 152/2006. I rifiuti agricoli sono denominati “Rifiuti Speciali”, spesso, però, non sono ben chiare le modalità mediante le quali i produttori di rifiuti possono gestire e smaltire gli stessi, perciò cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra RIFIUTI SPECIALI NON PERICOLOSI e RIFIUTI SPECIALI PERICOLOSI.

Per RIFIUTI SPECIALI NON PERICOLOSI si intendono le sostanze comuni derivanti da lavorazione industriale, attività commerciali come scatole e carta, gli imballaggi di plastica (teli pacciamatura, teloni serre, tubi PVC, manichette, cassette ecc.), gli imballaggi in carta/cartone , in metallo e in legno, gli oli e grassi vegetali, i rifiuti umidi, (sfalci di potatura, scarti vegetali) e gli pneumatici fuori uso.

Per RIFIUTI SPECIALI PERICOLOSI si intendono quei rifiuti generati dalle attività produttive che contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze inquinanti come le batterie esauste, gli oli esausti (motore e idraulici), i filtri carburante e olio, i prodotti fitosanitari (scaduti o inutilizzati), i rifiuti sanitari ad uso zootecnico e i materiali contenenti amianto.

Un aspetto fondamentale nella gestione dei rifiuti è la loro tracciabilità, che deve essere garantita dalla loro produzione alla loro destinazione finale.

QUALI SONO GLI OBBLIGHI DELL’IMPRENDITORE AGRICOLO

In quanto produttore di rifiuti speciali, l’imprenditore agricolo deve provvedere a proprie spese  e sotto la propria responsabilità alle attività di gestione e avvio a smaltimento dei rifiuti conferendo a soggetti terzi muniti di autorizzazione.

Per quanto riguarda il materiale agricolo derivante da sfalci, potature e altro è consentita la combustione in piccoli cumuli  e in quantità giornaliere limitate. Nei periodi di massimo rischio per gli incendi (dichiarati dalle Regioni) la combustione è comunque vietata. I comuni e le amministrazioni competenti in materia ambientale hanno facoltà di sospendere, differire o vietare la combustione in tutti i casi in cui sussistano condizioni di rischio.

 

DEPOSITO TEMPORANEO

All’atto della produzione dei rifiuti, gli stessi possono essere raggruppati prima della raccolta in DEPOSITO TEMPORANEO.

Per i RIFIUTI SPECIALI NON PERICOLOSI il deposito effettuato all’interno del luogo di produzione deve rispettare le seguenti indicazioni:

a) devono essere rispettati i quantitativi ed i termini di deposito massimi stabiliti dal decreto legislativo n. 152/2006, in particolare non potranno essere depositati più di 30 mc di rifiuti non pericolosi; in caso di superamento di tale limite gli stessi devono essere avviati allo smaltimento o al recupero con cadenza trimestrale. In ogni caso almeno una volta all’anno, indipendentemente dai quantitativi depositati i rifiuti vanno avviati allo smaltimento o al recupero. Il mancato rispetto di tali disposizioni fa si che il deposito venga classificato ai sensi del decreto legislativo n. 36/2003, come discarica abusiva;

b) il deposito deve essere effettuato per tipologie di rifiuti omogenei, ciò anche al fine di consentire l’agevole smaltimento e/o recupero degli stessi ed evitare operazioni di cernita prima dell’avvio allo smaltimento e/o recupero stessi;

c) il luogo di deposito non deve essere accessibile a persone diverse dagli addetti appositamente individuati dalle strutture competenti per la gestione dello stesso.

Per i RIFIUTI PERICOLOSI il deposito temporaneo all’interno dei luoghi di produzione deve rispettare le seguenti indicazioni:

a) devono essere rispettati i quantitativi ed i termini di deposito massimi stabiliti dal decreto legislativo n. 152/2006. In particolare non potranno essere depositati più di 10 mc di rifiuti pericolosi; in caso di superamento di tale limite gli stessi devono essere avviati allo smaltimento o al recupero con cadenza bimestrale. In ogni caso almeno una volta l’anno, indipendentemente dai quantitativi depositati i rifiuti vanno avviati allo smaltimento o al recupero. Il mancato rispetto di tali disposizioni fa si che il deposito venga classificato ai sensi del decreto legislativo n. 36/2003, come discarica abusiva;

b) i recipienti, fissi e mobili, comprese le vasche ed i bacini, destinati a contenere rifiuti pericolosi devono possedere adeguati requisiti di resistenza in relazione alle proprietà chimico-fisiche ed alle caratteristiche di pericolosità dei rifiuti contenuti;

c) è vietata la miscelazione di rifiuti pericolosi. Devono essere adottate tutte le misure atte ad evitare il contatto anche occasione di rifiuti pericolosi incompatibili, suscettibili cioè di reagire pericolosamente tra di loro, dando luogo alla formazione di prodotti esplosivi, infiammabili e/o tossici, ovvero allo sviluppo di notevoli quantità di calore;

d) se il deposito temporaneo di rifiuti liquidi avviene in un serbatoio fuori terra, questo deve essere dotato di un bacino di contenimento di capacità pari all’intero volume del serbatoio. Qualora in uno stessa unità di produzione di rifiuti pericolosi vi siano più serbatoi, potrà essere realizzato un solo bacino di contenimento uguale alla terza parte di quella complessiva effettiva dei serbatoi stessi. In ogni caso, il bacino deve essere di capacità pari a quella del più grande dei serbatoi. I serbatoi contenenti rifiuti liquidi, devono essere provvisti di opportuni dispositivi antitraboccamento; qualora questi ultimi siano costituiti da una tubazione di troppo pieno il relativo scarico deve essere convogliato in modo da non costituire pericolo per gli addetti e per l’ambiente;

e) se il deposito avviene in cumuli, questi devono essere realizzati su basamenti resistenti all’azione dei rifiuti. I rifiuti stoccati in cumuli devono essere protetti dalla azione delle acque meteoriche e, ove allo stato polverulento, dall’azione del vento;

f) i recipienti mobili devono essere provvisti di: – idonee chiusure per impedire la fuoriuscita del contenuto; – accessori e dispositivi atti ad effettuare in condizioni di sicurezza le operazioni di riempimento e svuotamento; – mezzi di presa per rendere sicure ed agevoli le operazioni di movimentazione;

g) allo scopo di rendere nota, durante il deposito temporanei, la natura e l’eventuale pericolosità dei rifiuti, i recipienti, fissi e mobili, devono essere opportunamente contrassegnati con etichette o targhe, apposte sui recipienti stessi 4 o collocate nelle aree di deposito; detti contrassegni devono essere ben visibili per dimensioni e collocazione. Quanto sopra in attuazione delle disposizioni vigenti in materia di deposito delle sostanze pericolose;

h) i recipienti, fissi e mobili, che hanno contenuto i rifiuti pericolosi e non destinati ad essere reimpiegati per gli stessi tipi di rifiuti, devono essere sottoposti a trattamenti di bonifica appropriati alle nuove utilizzazioni. In ogni caso è vietato utilizzare per prodotti alimentari i recipienti anche se bonificati che hanno contenuto rifiuti pericolosi;

i) il luogo di deposito non deve essere accessibile a persone diverse dagli addetti appositamente individuati dalle strutture competenti per la gestione dello stesso.

 

Nell’ottica di fornire un’assistenza completa ai nostri clienti, CONTE SRL, grazie ad una partnership con aziende specializzate, è in grado di offrire CONSULENZA AMBIENTALE PERSONALIZZATA. In questo modo è possibile evitare sanzioni di notevole entità anche di natura penale.

Contattaci! un consulente sarà a tua disposizione per capire il grado di sicurezza e protezione aziendale e il rispetto degli obblighi di legge.

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Guide all’uso sicuro e sostenibile dei prodotti fitosanitari

Guide all’uso sicuro e sostenibile dei prodotti fitosanitari

In questa pagina riportiamo alcune utili nozioni estratte dal sito della Regione Veneto che ha reso disponibili i Materiali del CORSO DI FORMAZIONE: uso di DPI e DPC, igiene e sicurezza dei locali, le misure di prevenzione nel trasporto, stoccaggio, trattamento e smaltimento degli imballaggi.

 

I dispositivi di sicurezza delle principali macchine ed attrezzature agricole

Luigi Bellesini, ULSS 22 Bussolengo – intervento (pdf 3,5Mb) video intervento (zip 140Mb)

 

I requisiti di igiene e sicurezza dei locali di deposito e vendita

Ercole Girotto, ULSS 9 Treviso – intervento (pdf 3,9Mb) video intervento (zip 87Mb)

 

Le misure di prevenzione nell’impiego dei prodotti fitosanitari: trasporto, stoccaggio, trattamento, smaltimento degli imballaggi

Adriano Gazziero, ULSS 22 Bussolengo – intervento (pdf 3,1Mb) video intervento (zip 125Mb)

 

I dispositivi di protezione individuale nelle fasi di manipolazione, miscelazione e applicazione dei prodotti fitosanitari

Francesca Gudenzi, ULSS 20 Verona – intervento (pdf 7,5Mb) video intervento (zip 80Mb)

 

La distribuzione dei prodotti fitosanitari in Italia

Susanna Lessi, ARPAV – intervento (pdf 2,6Mb) video intervento (zip 145Mb)

 

Le caratteristiche tossicologiche dei prodotti fitosanitari più utilizzati

Claudio Colosio, Università di Milano – intervento (pdf 1,8Mb) video intervento (zip 193Mb)

 

L’impatto ambientale dei prodotti fitosanitari

Lorenzo Tosi, Agronomo – intervento (pdf 8,9Mb) video intervento (zip 142Mb)

 

Le tecniche di difesa integrata ed i principi di agricoltura biologica

Lorenzo Tosi, Agronomo – intervento (pdf 8,1Mb) video intervento (zip 140Mb)

 

Le tipologie e le misure di controllo delle attrezzature per l’applicazione dei prodotti fitosanitari

Cristiano Baldoin, Università di Padova – intervento (7,4Mb) video intervento (zip 185Mb)

 

Aggiornamenti ed adeguamenti normativi con riflessi sulla vigilanza

Marco Bellomi, ULSS 21 Legnago – intervento (pdf 1Mb)

 

Contattaci per maggiori informazioni!

Revisione macchine agricole, aggiornamento

Revisione macchine agricole, aggiornamento: La revisione delle macchine agricole è legge.

Come ben chiarito dall’articolo 111 del Nuovo codice della strada la revisione è entrata in vigore e, con la scadenza del 30 giugno 2016, i mezzi agricoli immatricolati prima del 31 dicembre 1973, entro il 31 dicembre 2017 dovranno sottoporsi ad una serie di controlli utili ad attestarne l’idoneità alla circolazione stradale e la rispondenza ai requisiti di sicurezza nei luoghi di lavoro in riferimento al D.Lgs. 81 del 2008 o Testo unico sulla sicurezza nel lavoro.

Il mistero del decreto scomparso
Ma cosa è successo il 30 giugno 2016? Nulla. Stando a quanto sancito dal dalla Legge Milleproroghe avrebbe dovuto essere emanato il secondo decreto attuativo contenete le modalità applicative del provvedimento di revisione. Di fatto, ad oggi, ci troviamo di fronte ad un provvedimento zoppo e ancora inapplicabile perchè orfano del decreto attuativo di cui all’articolo 5 del DM del 20 maggio 2015. Comparso fino ad ora solo come bozza sottoposta alle organizzazioni della filiera della meccanizzazione agricola, il decreto è stato definito nelle parti principali e quindi, in buona sostanza, è pronto. A mancare sembra essere la condivisione di alcuni elementi secondari non riguardanti aspetti tecnici da parte dei due ministeri coinvolti: delle Politiche agricole e dei Trasporti.

Quando la revisione sarà operativa è una domanda che in molti si stanno ponendo e che noi abbiamo girato aVincenzo Laurendi, esperto del settore macchine agricole del Dipartimento di tecnologie e sicurezza dell’Inail.

Quando vedremo il decreto e quali saranno le procedure di sicurezza da seguire?
Il decreto dovrebbe uscire a giorni proprio perché, risolta la questione di secondo piano che vede impegnati i ministeri, non ci sono altri ostacoli.
Il decreto, oltre a definire gli elementi oggetto di controllo, chiarisce che la competenza relativamente agli aspetti legati alla circolazione stradale è in carico al ministero dei Trasporti mentre per quanto riguarda lasicurezza passa all’Inail.
Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, siamo pronti. Gli elementi che andremo a controllare, limitatamente ai trattori, sono quelli definiti dalle linee guida nazionali redatte dall’Inail applicate con modalità semplificate.
Anche per quanto riguarda gli aspetti legati alla circolazione stradale, il ministero dei Trasporti ha definito le modalità e i parametri di controllo. Come indicato nella stessa bozza di decreto, sarà il dipartimento della Motorizzazione terrestre a fornire ai tecnici successive indicazioni circa i modi con i quali effettuare la revisione”.

Come Inail avete le forze sufficienti per far fronte alla mole di lavoro che il controllo dei parametri di sicurezza richiede?
“No, probabilmente l’Inail, che sarà titolare di funzione, delegherà qualora necessario a soggetti pubblici (Asl, Università, Cnr, Crea e altri enti che già operano a vario titolo nell’ambito della sicurezza in agricoltura, ndr) eprivati accreditati. In entrambi i casi si tratterà di soggetti che dovranno avere caratteri di imparzialità e unaadeguata conoscenza tecnica.
Evidentemente l’Inail in prima istanza valuterà la disponibilità di tecnici interni e, laddove non ci fosse una disponibilità immediata, farà ricorso a soggetti abilitati che per conto dell’Inail e congiuntamente al tecnico della Motorizzazione, valuteranno ciascuno per la propria competenza gli aspetti necessari all’espletamento delle procedure di revisione.
L’idea è di creare centri di raccolta territoriali adeguatamente attrezzati presso i quali gli utenti potranno fissare l’appuntamento per revisionare il proprio mezzo. Al raggiungimento di un numero congruo di trattori, verrà inviata comunicazione al ministero del trasporti e all’Inail i quali manderanno in loco i tecnici esperti che, in una visita congiunta, rilasceranno l’eventuale dichiarazione di superamento della revisione“.

Per formare i tecnici avete previsto dei corsi?
“Abbiamo già un percorso formativo definito ma che naturalmente per essere attivato dovrà attendere la pubblicazione del decreto.
A fianco di Unacma
(Unione nazionale commercianti macchine agricole, ndr) abbiamo già avviato una serie di percorsi formativi sperimentati e rivolti a concessionarie e officine meccaniche per consolidarne la conoscenza delle normative e delle prassi riguardanti la commercializzazione e la riparazione di macchine agricole nel rispetto delle leggi vigenti.
Questo percorso di approfondimento degli aspetti di sicurezza delle macchine e degli adeguamenti necessari, ci ha permesso di sperimentare almeno in parte i contenuti che saranno poi utilizzati per formare i soggetti privati abilitati”.

Pensate che una buona parte delle macchine sottoposte a controllo uscirà dal mercato?
“Non ne sono così sicuro. Ci saranno senza dubbio mezzi che incontreranno alcuni problemi nel superamento dei controlli di revisione ma, per quanto concerne gli aspetti di sicurezza del lavoro, le linee guida dell’Inail hanno dato tutte le informazioni tecniche necessarie all’adeguamento e mi sento sicuro di non sbagliare dicendo chequalsiasi tipologia di trattore attualmente in servizio e non conforme, utilizzando le linee guida dell’Inail potrà essere adeguata alla normativa vigente e quindi superare la revisione.
La questione è semplicemente di opportunità e di valutazione del proprietario del mezzo che dovrà scegliere se adeguare il trattore o decidere di rottamarlo e sostituirlo con uno nuovo”.

 

Macchine irroratrici, quali controlli effettuare

Macchine irroratrici, quali controlli effettuare? E’ stato intervistato Paolo Balsari per conoscere lo stato dell’arte degli adempimenti in materia di controllo e regolazione delle macchine irroratrici. Paolo Balsari presso l’Università di Torino – Disafa coordina il gruppo di ricerca Crop Protection Technology

Il Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari (Disafa) dell’Università di Torino è nato il primo ottobre 2012 dalla fusione della dei 5 Dipartimenti che componevano la Facoltà di Agraria. All’interno del Dipartimento opera il Gruppo di ricerca coordinato dal professor Paolo Balsari la cui attività, negli ultimi 15 anni, ha portato a grandi miglioramenti nel settore della distribuzione degli agrofarmaci, della sicurezza dell’operatore e della riduzione dell’impatto ambientale.

Il Gruppo di ricerca è composto da uno staff di ricercatori, tecnici e collaboratori che operano nel Laboratorio Crop Protection Technology di cui Balsari è il direttore.

Oltre a questo laboratorio, che si estende su una superficie di oltre 600 metri quadrati e che, grazie alle attrezzature di ricerca in esso presenti, è oggi di riferimento a livello Europeo, il gruppo di lavoro dispone di una galleria del vento esterna di 250 metri quadrati di superficie e di un’area di prova per la determinazione della deriva potenziale generata dalle macchine irroratrici.

Quanto sono importanti la taratura e il controllo funzionale delle macchine irroratrici?
L’articolo 8 della direttiva europea sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari prevede l’obbligatorietà del controllo funzionale periodico delle irroratrici in uso sul territorio europeo. In Italia abbiamo abbiamo stimato (manca in effetti un registro ufficiale, ndr) la presenza sul territorio di circa 600.000 macchine irroratrici in uso.
Già da diversi mesi ci stiamo attivando, anche in funzione del Pan, con il controllo delle stesse. La scadenza del primo controllo è fissata per il 26 novembre di quest’anno. Ahimè diverse Regioni, che hanno l’onere di questo controllo, faranno fatica a rispettare questa scadenza“.

Ci troviamo in mezzo a tanti irroratrici. Quali sono le caratteristiche di questo centro?
Ci occupiamo della certificazione della macchine nuove di fabbrica: siamo l’unico centro italiano responsabile di questa attività per conto di Enama e a livello europeo per conto di Entam; siamo uno dei pochissimi a livello mondiale accreditato. 
Oltre al controllo delle macchine nuove e dei componenti delle stesse, facciamo formazione per il controllo funzionale dell’usato. Svolgiamo periodicamente (sia a livello regionale, sia italiano e internazionale) dei corsi di formazione per le persone che si saranno preposte al controllo funzionale delle macchine in uso“.

Il Pan ci parla sia di controllo funzionale sia di taratura…
Il controllo funzionale è previsto dal Pan e obbligatorio entro il 26 novembre 2016. La regolazione (detta anche taratura) consiste nel fare in modo che la macchine, una volta verificata la funzionalità, sia regolata in maniera tale da adeguare la distribuzione alle condizioni ambientali: nel caso della piante da frutto, si intendono la forma di allevamento, il sesto d’impianto… Oppure, nelle erbacee, la regolazione dell’altezza della barra per avere la massima possibile uniformità di distribuzione.
La regolazione non è obbligatoria. E’ prevista dal Pan come un’azione da promuovere nell’ambito delle misure previste dai prossimi piani di sviluppo rurale proprio perché si è compresa l’importanza di questa azione: una macchina può essere perfettamente funzionale, ma se non è ben regolata potrebbe non dare i risultati che potenzialmente potrebbe ottenere. La regolazione per ora non prevede scadenze; deve essere fatta dall’agricoltore previa una formazione degli stessi: dovrebbe essere prevista nell’ambito dei corsi per l’abilitazione (il vecchio “patentino”, ndr).
La regolazione dovrebbe essere fatta (e alcune Regioni l’hanno previsto) insieme e a seguito del controllo funzionale nei centri prova che effettuano questo tipo di operazione“.

Quanto incidono una buona regolazione della macchina sull’efficacia del trattamento?
Tantissimo! La regolazione è fondamentale. È ovvio che se io dispongo di una macchina che non è in grado di funzionare correttamente – mi riferisco ad esempio ad un manometro “starato” o addirittura bloccato o a degli ugelli usurati – faccio fatica a fare una regolazione corretta. Se diamo un valore 100 al risultato finale, la regolazione ha un’incidenza superiore rispetto al controllo funzionale“.

Fonte: macgest.imagelinenetwork.com

Patentino e Revisione Trattori

NOVITA’ 2016 Patentino e Revisione Trattori

Nonostante l’avvio previsto al 1° gennaio 2016, il quadro normativo relativo alla revisione delle macchine agricole non è completo perché deve essere ancora emanato il decreto di cui  all’articolo 5 del DM 20 maggio 2015, volto a definire le modalità di esecuzione della revisione. Al riguardo, si segnala che il ministero dei Trasporti ha predisposto una bozza del decreto stesso. Va comunque sottolineato che la prima categoria di macchine agricole da sottoporre a revisione, i trattori agricoli immatricolati entro il 31 dicembre 1973, potrà ottemperare all’obbligo entro il 31 dicembre 2017.

Per quanto riguarda il cosiddetto patentino delle macchine agricole, si evidenzia che, a partire dal 1° gennaio 2016, è opportuno in sede di circolazione stradale disporre, ai fini di eventuali controlli, non solo della patente di guida, ma anche dell’abilitazione all’uso del trattore, che può essere sostituita dall’autocertificazione in caso di possesso di esperienza biennale nell’uso del trattore, in attesa di frequentare il corso di aggiornamento entro il 13 marzo 2017.

In breve per chi guida il trattore da più di due anni è necessario  soltanto essere in possesso dell’autocertificazione redatta ai sensi del dpr 445/2000. I moduli sono tre a seconda dell’inquadramento in azienda.

Scarica i moduli per l’autocertificazione:

per il collaboratori famigliari;
per il datore di lavoro;
per i lavoratori subordinati.